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MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ' CULTURALI

Soprintendenza Beni Artistici e Storici di Roma

 

Restauro Soffitto Ligneo della Basilica di S. Sebastiano

fuori le Mura (Mq 576) Roma

Perizia n.6 del 9/07/1997

 

Soprintendente: Prof. Claudio Strinati

 

Progettista e Direttore Lavori: dott.sa Alia Englen

 

Assistente: Ing. Maurizio Occhetti

 

Coordinatore per la Sicurezza L. 494: Ing. Luigi Romani

 

Impresa Esecutrice: Capitolium snc.

 (00181 Roma, Via S. Domenico Savio, 8)

 

Inizio Lavori 1/07/98

Fine Lavori 30/06/99

 

CENNI STORICI

      La basilica di S. Sebastiano fuori le mura, situata sul lato destro della via Appia antica a circa un miglio dalla porta omonima, è il risultato di diverse superfetazioni operate nel tempo su di una basilica paleocristiana a tre navate di età costantiniana, che a sua volta era stata installata su di una villa romana del I sec. d C.

      L'intero complesso è composto da due strutture principali: la chiesa del 1600, voluta dal cardinale Scipione Borghese, e l'annesso monastero, occupato sin dal 1823 dai frati minori, osservanti della provincia romana. La chiesa, orientata N - E; S - O, presenta una facciata a due ordini sovrapposti sormontati da un frontone. Il primo ordine si articola in tre arcate sorrette da coppie di colonne, integrate agli angoli, da colonne abbinate a pilastri; mentre l'ordine superiore si compone di quattro coppie di paraste prive di capitello e disposte in asse con le colonne dell'ordine inferiore. Alle tre arcate dell'ordine inferiore corrispondono in alto tré finestre di cui la centrale è sormontata dallo stemma del cardinale Borghese.

      Dalle tre arcate dell'ordine inferiore si accede in un portico nel quale si aprono il portale di ingresso alla chiesa ed altre due porte laterali, una elle quali conduce ad un locale adibito a lapidarium, mentre l'altra permette

l'accesso al piano superiore mediante una scala a chiocciola di forma ovale.

      L'intemo della chiesa si compone di una sola navata, coperta da un soffitto a cassettoni, conclusa da una grande arcata che introduce al presbiterio a pianta quadrata, coperto da una cupola raccordata da pennacchi. Subito dopo l'ingresso della chiesa si aprono, ai due lati della navata, due cappelle disposte simmetricamente: quella di S. Sebastiano a sinistra, realizzata nel 1610 dal cardinale Sciopione Borghese e successivamente restaurata dal cardinale Barberini nel 1672; e quella detta "delle reliquie" a destra, iniziata dal Borghese e completata dal principe Massimiliano duca di Baviera nel 1625.   Un'altra cappella, situata a destra della navata presso il presbiterio, dedicata a S. Fabiano è detta comunemente dei SS. Sacramenti e fu costruita nel 1712 da papa Clemente XI Albani.

      In fondo al presbiterio si trova l'altare maggiore consacrai a S. Stefano e disegnato dal Ponzio, mentre dietro l'abside, addossata all'antico deambulatorio della chiesa primitiva, è la cosiddetta "Platonia", un mausoleo del VI secolo trasformato nel 432 da Sisto III. Esso fu creduto, fino alla fine del XIX secolo, il luogo della sepoltura degli apostoli Pietro e Paolo, finché gli scavi fatti effettuare da mons. De Waal nel 1892 dimostrarono che il mausoleo, nella seconda metà  del quarto secolo, accoglieva invece i resti S. Quirino. Anche nella "Platonia" intervenne il cardinale Borghese aggiungendo un nuovo ingresso alla chiesa, dalla parte posteriore, con una facciata monumentale.

      Il nome di S. Sebastiano fu dato alla chiesa dopo che il suo sepolcro fu posto in una grande cripta, situata al centro della chiesa.

      Inizialmente a cielo aperto (fu coperta all'epoca del restauro promosso dal Borghese), ebbe la consacrazione dell' altare, per lungotempo oggetto di venerazione, nel 1218 da Papa Onorio III.

      Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo la chiesa di S. Sebastiano fu trasformata murando le arcate tra la navata centrale e quelle laterali; nell'area sud della navata laterale sinistra, fu infatti costruito un convento medievale con campanile e chiostro.

      L'aspetto della chiesa, prima dell'intervento secentesco, oltre ad essere noto attraverso le descrizioni dei pellegrini, anonimi ed abati del periodo, è tramandato dalle vedute dell'epoca. La trasformazione del nartece nel 1469 appare dalla stampa del Lefrey del 1575: esso era composto da un portico a tetto spiovente sorretto dalle stesse colonne riutilizzate poi dal cardinale Borghese nella ricostruzione della facciata. Tre gradini conducevano dall'atrio al nartece «... si scende in chiesa per nove scalini di marmo ..." e ciò indica che il livello dell'atrio era circa m. 1,80 più elevato della quota del pavimento della chiesa, allo stesso livello quindi della via Appia antica.

      All'interno della chiesa la navata centrale, vicino all'ingresso, era pavimentata in opus sedile e più oltre in lastre di cotto ".. si riconosce d'essere anticamente stato lastre d'intarsia ..." ("ibidem), mentre la copertura era realizzata con capriate a vista ... " Basilica no habet nisi unam navem, tectum ligneum, prioris partis solum lapideum posteriore lateritium"  ( Panvinio, Biblioteca Vaticana Lateranense, schedario 6780 f. 43, trascritto dal Pesarmi,) sopravvissute fino all'intervento dei primi anni del secolo XVII. "per segatura delle travi vecchi, che erano in detta chiesa per far porte .. "(Archivi Segreto Vaticano, Casa Borghese 4173, stima dell'8 febbraio 1610)

      All'Abate Sisto Di Rocchis si devono l'intonacatura e la decorazione dell'edificio, la riparazione del tetto e il completamento della cappella dell'abside dedicata a S. Stefano, lavori questi, tutti eseguiti intorno al 1511 da Francesco da Como.

      L'aspetto esterno del complesso alla fine del 1500, era dato dal corpo centrale della basilica paleocristiana, dal portico preceduto da un atrio, a cui si accedeva da un portale centrale, ed un campanile medievale a sinistra, mentre tutto attorno erano mausolei del IV e V secolo tra i quali, dietro l'abside, U mausoleo di S. Quirino, noto all'epoca e fino al sec. XIX come

"Catacomba".

      Nel 1584 il monastero fu abbandonato dai cistercensi ..."Constitutio, qua declaratur suppressionem monasterii Sancii Sebastiani extramuro  " ( Appendice camerale III, Roma chiese e monasteri, B. 1917) e la chiesa rimase in precario stato di conservazione fino all'arrivo del Cardinale Scipione Borghese, che ordinò una serie di lavori che trasformarono completamente l'edificio.                                                                                

      Flaminio Ponzio (1560 - 1613), architetto della famiglia Borghese e del papa, fu incaricato, verso il 1608, di realizzare un progetto di sistemazione. Sull'attribuzione al Ponzio di quest'opera non vi sono dubbi: già Balgione, presso l'ASV, menziona stime, misure e mandanti.

 

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